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Vini e Formaggi, pienone di pubblico alla terza serata dedicata da Villa Ottolenghi ai Corretti Abbinamenti

1formaggiDal Gavi al Brut Rosè, dal Moscato Passito al Dolcetto d’Acqui fino al Barbera d’Asti. E sul fronte opposto Gorgonzola, Grana, Quartirolo, Pecorino Sardo, Robiola di Roccaverano e Taleggio in un tripudio di sapori per la felicità del palato. 
Il prossimo appuntamento, con i dolci, è fissato per il 13 maggio. Zabaione, ciambella e semifreddo saranno preparati da uno chef d’eccezione: Ugo Alciati del ristorante Guido di Pollenzo.

2formaggiDrago spumante Brut Rosé, 100% da uve Nebbiolo, con scaglie di Grana Padano e Barbera d’Asti con Pecorino Sardo sono due tra gli abbinamenti che hanno riscosso maggior successo alla terza serata organizzata dalla Tenuta Monterosso nella sua sede di Villa Ottolenghi, ad Acqui Terme. E ancora una volta l’iniziativa si è confermata un successo costringendo gli organizzatori a soluzioni d’emergenza pur di accontentare anche gli ultimi arrivati, desiderosi di sperimentare abbinamenti tra vini e formaggi in proposte magari insolite per alcuni ma certamente riuscite. Come quella tra il Gavi, sempre della Tenuta Monterosso, con il Quartirolo Lombardo e il Dolcetto Montestregone di Roberto Orsi (anch’egli presente alla serata) che ha accompagnato invece un ottimo Taleggio: “Due abbinamenti da manuale – ha spiegato Vittorio Invernizzi, il patron di Villa Ottolenghi che ha presentato la serata – il Quartirolo è un primo sale dalla struttura gessosa che chiede un bianco sì ma di carattere, mentre il gusto pronunciato di un Taleggio di qualità, dato dalla componente grassa piuttosto abbondante, pretende l’azione sferzante al palato di un rosso poderoso”.

3formaggiSbalorditivi anche il Moscato d’Asti “Arsàn” e il Passito di Strevi, entrambi di Orsi, mandati incontro rispettivamente al Gorgonzola cremoso e al Gorgonzola normale: “Attenzione a quel normale, aggettivo al quale bisogna dare un valore positivo – avverte Invernizzi, che vanta una lunga esperienza nel settore dei formaggi maturata nell’azienda di famiglia – si tratta infatti del Gorgonzola vero, tradizionale, con una stagionatura di almeno 180 giorni, asciutto e sapido. Quello cremoso è una risposta del marketing a una domanda che vuole formaggi facili, dal gusto attenuato e producibili con maggiore rapidità. Infatti in questo caso la maturazione è limitata a 90 giorni”.

Insomma, il gourmet dei formaggi sa cosa scegliere a sentire Invernizzi che ha seguito il cammino dei vari Locatelli, Galbani, Mauri e Cademartori della Valsassina, una delle zone più tipiche per la produzione casearia, prima di approdare nell’Acquese in cerca dei vini più adatti ad accompagnare questo cibo millenario. “Che si presenta in maniera talmente multiforme sotto il profilo organolettico – ha spiegato Brunello De Belath, il sommelier Fisar che ha curato il servizio vini – da rendere possibile un’altrettanto varia serie di abbinamenti”.

4formaggiEccellente pure quello tra la Robiola di Roccaverano, selezionata per l’occasione da Invernizzi, a base di latte vaccino e di capra, distinta da una sapidità notevole a dispetto dell’ordinarietà di quella normalmente reperibile nei supermercati, e il Dolcetto d’Acqui “Vigne regali” di Banfi: un matrimonio ben preparato e reso indissolubile dall’aggiunta equilibrata di confettura di cipolla, a disposizione dei commensali insieme a quella di fichi e a del miele al tartufo. Ma come e quando avvicinare la dolcezza delle conserve di frutta, o del miele, ai formaggi? La parola a De Belath: “È consigliabile farlo con formaggi dal sapore deciso, per lo più ben stagionati, magari piccanti, in maniera tale da attenuarne l’aggressività; sempre che l’effetto sia desiderato e gradito. Ciò è reso tuttavia possibile anche con l’abbinamento a vini dolci, come il Moscato, anche Passito. Non ritengo invece opportuno, con quei formaggi, avvicinare sia la confetture o il miele sia un vino dolce perché si rischierebbe di innescare un’esplosione zuccherina al palato. Stucchevole”.

Da segnalare un entusiasmante fuori programma: la stappatura di alcune bottiglie del primo Sauvignon prodotto dalla Tenuta Monterosso con le uve della vendemmia 2010 “Il giardino di Kiki”: colore paglierino verdognolo, limpido, potentissimo nei profumi al naso e gusto avvolgente e asciutto in bocca. Una promessa di giubilo con crostacei o del pesce alla griglia.

Il ciclo sta per concludersi
La quarta e ultima serata dedicata da Villa Ottolenghi all’abbinamento cibo-vini si terrà venerdì 13 maggio con i dolci. A preparare le leccornìe sarà Ugo Alciati, chef del ristorante Guido di Pollenzo. Queste le proposte in programma: Zabaione con Moscato e Champagne, Ciambella con Asti e Brut Rosé, Semifreddo con Brachetto d’Acqui.

I posti sono limitati, per questo si raccomanda di prenotare chiamando gli organizzatori al numero 0144.321164 oppure scrivendo a eventi@borgomonterosso.com