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Il Valore

valore

A tutti i visitatori di questo sito cerco di esprimere quanto segue:

Non facile compito quello di descrivere oggi quel meraviglioso progetto di villa-vigna-giardino che prende il nome di Villa Ottolenghi Borgomonterosso.

Non facile perché potrei incappare nel rischio di tralasciare l’importanza di un particolare nel raccontare il progetto di insieme o viceversa di non riuscire a trasferire il progetto di insieme nel soffermarmi su di un particolare perché la magia di Villa Ottolenghi risiede proprio nella capacità di essere un perfetto incastro “dell’uno” rispetto al “tutto”, un uno che altrove non avrebbe lo stesso significato e che solo nel luogo dove è stato progettato e realizzato trova sua pienezza e senso.

Quello a cui mi riferisco non è solo il progetto architettonico in sé, già capace della sintesi appena descritta, ma del piano complessivo dove gli stessi edifici, i giardini, il parco e la vigna a loro volta interagiscono tra loro capaci di creare una cassa di risonanza il cui suono è il bello.

L’effetto ancora più incredibile è che ciò che si percepisce non è la musica dello sfarzo ma il silenzio dell’armonia, una armonia che lascia quello spazio necessario per sentirsi naturalmente parte del luogo.

Villa Ottolenghi non può essere raccontata se non si conosce la storia di chi la ha fortemente voluta, se non si conoscono gli intrecci con gli architetti e gli artisti e in particolare se non si collega il progetto paesaggistico complessivo al suo ideatore: Pietro Porcinai.

“Monterosso, caro Fede, si è ingrandito notevolmente: tutta la cima della collina con la casa che la domina è ora di mia proprietà. Vogliamo finalmente cominciare i lavori di abbellimento con un piano organico architettonico che abbracci tutta la tenuta e le quattro case. Vorrei dare uno stile omogeneo alle case coloniche esistenti e tracciare tutta la collina riducendola a vigna-giardino e bosco in un insieme architettonico. Sulla cima vorrei costruire in un secondo tempo, fra qualche anno, una specie di villa a forti linee dominanti, visibile da lontano in armonia con il grandioso paesaggio”

[26 gennaio 1923 – Lettera del conte Arturo Ottolenghi all’Architetto genovese Federico D’Amato]

Nel progetto di Villa Ottolenghi certo la mano dell’uomo si percepisce ma l’intervento appare di puro e semplice coordinamento degli elementi esistenti rispettando la generosità di Madre Natura.