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Quali vini… con i classici formaggi del nostro Territorio!!!!

Vini e formaggi, le esperienze si ripetono nella serata dedicata da Villa Ottolenghi agli abbinamenti.

 

Dal Monferrato DOC  al Brut Rosè, dal moscato passito al Dolcetto d’Acqui fino al Barbera d’Asti. E sul fronte opposto Gorgonzola, Grana, Quartirolo, Pecorino Sardo, Robiola di Roccaverano e Taleggio in un tripudio di sapori per la felicità del palato.

 

Drago spumante Brut Rosè, 100% da uve Nebbiolo, con scaglie di Grana Padano e Barbera d’Asti con Pecorino Sardo sono due tra gli abbinamenti che hanno riscosso maggior successo alla serata organizzata da Vittorio Invernizzi nella sua sede di Villa Ottolenghi, ad Acqui Terme. E ancora una volta l’iniziativa si è confermata un successo costringendo gli organizzatori a soluzioni d’emergenza pur di accontentare anche gli ultimi arrivati, desiderosi di sperimentare abbinamenti tra vini e formaggi in proposte magari insolite per alcuni ma certamente riuscite. Come quella tra il Sauvignon del Giardino di Kiki  , sempre del Dominio di Borgomonterosso, con il Quartirolo  e il “Forza della Natura” Monferrato DOC uve Syrah   che ha accompagnato invece un ottimo Taleggio: “Due abbinamenti da manuale –ha spiegato Vittorio Invernizzi, il patron di Villa Ottolenghi che ha presentato la serata- il Quartirolo è un primo sale dalle struttura gessosa  che chiede un bianco si ma di carattere, mentre il gusto pronunciato di un Taleggio di qualità, dato dalla maturazione della componente grassa piuttosto abbondante, pretende l’azione sferzante al palato di un rosso poderoso”.

Sbalorditivi anche il Moscato d’Asti “Arsàn”  e il Passito di Strevi, entrambi di Orsi, mandati incontro rispettivamente al Gorgonzola cremoso e al Gorgonzola normale: “Attenzione a quel normale, aggettivo al quale bisogna dare un valore positivo –avverte Invernizzi, che vanta una lunga esperienza nel settore dei formaggi maturata nell’azienda di famiglia- si tratta infatti del Gorgonzola originale, autentico, tradizionale con stagionatura di almeno 180 giorni, asciutto e sapido. Quello cremoso è una risposta del marketing a una domanda che vuole formaggi facili, dal gusto attenuato e producibili con maggiore rapidità. Infatti in questo caso la maturazione è limitata a 90 giorni”.

Insomma, il gourmet dei formaggi sa cosa scegliere a sentire Invernizzi  che ha condiviso  il cammino delle grandi marche: Locatelli, Galbani, Mauri e Cademartori dalla Valsassina, una delle zone più tipiche per la produzione casearia, prima di approdare nell’Acquese in cerca dei vini più adatti ad accompagnare questo cibo millenario. “Che si presenta in maniera talmente multiforme sotto il profilo organolettico – ha spiegato Brunello De Belath, il sommelier Fisar che ha curato il servizio vini – da rendere possibile un’altrettanto varia serie di abbinamenti”.

 

Eccellente pure quello tra la Robiola di Roccaverano, selezionata per l’occasione da Invernizzi, a base di latte vaccino e di capra, distinta da una sapidità notevole a dispetto dell’ordinarietà di quella normalmente reperibile nei supermercati, e il Dolcetto d’Acqui “Vigne regali” di Banfi: un matrimonio ben preparato e reso indissolubile dall’aggiunta equilibrata di confettura di cipolla, a disposizione dei commensali insieme a quella di fichi e dal miele al tartufo, Ma come e quando avvicinare la dolcezza delle conserve di frutta, o del miele, ai formaggi? La parola a De Belath: “é consigliabile farlo con formaggi dal sapore deciso, per lo più ben stagionati, magari piccanti, in maniera tale da attenuarne l’aggressività; sempre che l’effetto sia desiderato e gradito. Ciò è reso tuttavia possibile anche con l’abbinamento a vini dolci, come il Moscato, anche Passito. Non ritengo invece opportuno, con quei formaggi, avvicinare sia le confetture  o il miele  sia un vino dolce perché si rischierebbe di innescare un’esplosione zuccherina al palato. Stucchevole”