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L’architettura

architettura

Grazie al mecenatismo della Famiglia Ottolenghi con il loro motto “AEDIFICAVIMUS FIDENTER”chiamarono a Borgomonterosso per realizzare la costruzione i più grandi artisti e architetti del secolo.

Il primo ad essere contattato affinché desse vita al sogno degli Ottolenghi fu l’architetto Federico D’Amato,il quale raccolse con entusiasmo la sfida che dovette forzatamente cedere, nel 1928, a Marcello Piacentini, Ernesto Rapisardi e Giuseppe Vaccaro.  Nel frattempo, il mecenatismo degli Ottolenghi portò a Monterosso un buon numero di giovani artisti: Ferruccio Ferrazzi, Fortunato Depero, Adolfo Wildt, Libero Andreotti, Fiore Martelli, Arturo Martini e Venanzo Crocetti.

Soprattutto Ferrazzi e Martini (che qui produssero i celebri Leoni di Monterosso, il Tobiolo, Adamo ed Eva, per citarne alcuni) trovarono, nell’ambiente vivace e stimolante di Monterosso, la fonte di una prolifica produzione che, per più di vent’anni, legò i loro nomi a quello degli Ottolenghi.

Alla scomparsa, avvenuta nel 1951 di Arturo – nel frattempo nominato conte dal Vaticano in seguito alla donazione della Nuova Porta Santa realizzata da Crocetti e al finanziamento del progetto di quella attuale e ben più famosa commissionata a Manzù – Herta ed il figlio Astolfo continuarono nell’intento di dare forma al loro sogno. Purtroppo nel ’53 anche Herta morì e la magia che aveva regnato per quasi mezzo secolo a Monterosso prese lentamente a spegnersi fino a quando Astolfo, rientrato dagli Stati Uniti, diede un nuovo input all’intero complesso. Forte dell’esperienza vissuta con i genitori e deciso a portare a termine la loro opera, tornò a contattare gli artisti del passato e ne portò di nuovi tra cui Rosario Murabito al quale commissionò alcuni grandi graffiti, Amerigo Tot che progettò il balcone-scultura che affaccia sulla vallata acquese. Infine richiamò i fabbri scultori Mario ed Ernesto Ferrari che già avevano collaborato con i genitori e che realizzarono, tra gli altri,  i pregevolissimi cancelli, le inferiate e la ferramenta di tutto il complesso. Anche le architetture, rimaste interrotte dopo la morte di Herta ed Astolfo, furono riprese nel 1956 da Poessenbacher.

Sempre ad Astolfo si deve la sistemazione definitiva del parco e del giardino affidata all’architetto paesaggista Piero Porcinai e la realizzazione dell’impianto d’illuminazione interna ed esterna da parte di Wladimir Todorowsky con lampade espressamente realizzate da Seguso su disegno del maestro di fama mondiale Flavio Poli.

La morte di Astolfo rappresentò per Monterosso l’interruzione di una magnifica utopia. Tutto rimane sospeso, cristallizzato come in una visione. Nel 1985, una grande asta spogliò Monterosso di parte delle preziose testimonianze artistiche in esso contenute lasciando, per un ventennio, le sole architetture mute, sospese in un sonno incantato, in attesa di altri sogni da contenere e altri sognatori da assecondare.